13 October 2007 @ 04:49 pm
That time Nathan found out his brother was a slut (per [info]pete_petrelli)  
[Pre-series. Nathan/Peter, Peter/OC. R. Commenti aperti solo a [info]pete_petrelli. Commenti OOC qui.]

-1996



In realtà ho sempre saputo che c'era qualcosa di sbagliato in lui. E no, non mi riferisco alla storia degli spogliatoi dell'anno scorso o a un paio di voci che mi sono arrivate all'orecchio e non mi sono piaciute. Quello, ho sempre pensato, non è un problema, si sistemerà col tempo, è un momento, passerà.
Non ne ero felice, ma non l'ho mai considerata un'opzione. Peter non è mai stato popolare, non particolarmente ricercato, con un carattere strano. Se giravano certe voci era perché Peter era troppo selettivo, decisamente più della media dei sedicenni americani.
Quindi non è mai stato questo il problema.

Il problema è che Peter è Peter, e come tale non ascolta niente e nessuno.
La gente al di fuori della famiglia non gli è mai stato neppure insegnato ad ascoltarla, perché la maggior parte della gente là fuori è un cumulo di idioti.
Dagli otto anni in poi ha smesso di ascoltare anche i nostri genitori - e il fatto che loro avessero smesso di dargli retta non è un motivo valido, ma è andata così, e mi dispiace per lui - davvero, non volevo che le cose andassero così - ma io non ho potuto farci niente.
Sono rimasto io.
Con mio fratello io ho sempre fatto quello che dovevo fare: mi sono preso cura di lui. Ogni istante di ogni giorno di ogni mese di ogni anno, minuto dopo minuto, casino dopo casino, idiozia dopo idiozia, io mi sono preso cura di lui. Coprendo le sue tracce, tacendo quando bisognava tacere e parlando quando bisognava parlare. Battendo pacche sulle sue spalle quando era il momento - ho perso il conto di quelle. Peter è sempre stato un'occupazione a tempo pieno, e io non mi sono mai lamentato. (In tutto questo, gli anni della guerra sono stati drammatici per entrambi. Ma non è il momento di parlarne, adesso.)
E se tutto quello che è seguito fino all'episodio di ottobre è stata indirettamente colpa mia, io non lo so. Forse l'ho cresciuto male, ma Peter non è mio figlio. Non avrei potuto fare meglio di così.

Dai quindici anni in poi ha smesso di ascoltare anche me. Ho pensato che fosse la ribellione adolescenziale e che fosse normale, anche se non riuscivo a ricordare la mia, e non ho detto niente. Avevo un matrimonio da organizzare, il lavoro, e altri pensieri per la testa. L'ho ignorato, forse troppo a lungo.

Davvero, non so come siamo arrivati a questo. So solo che a un certo punto l'ho trovato a succhiare il cazzo a un lurido figlio di puttana che poteva avere la mia età, e allora mi sono un tantino incazzato.

Ritengo tutto quello che è seguito quantomeno giustificato.
 
 
( Read 20 commentsPost a new comment )
Nathan Petrelli: Nathan serious[info]nate_petrelli on October 15th, 2007 08:13 pm (UTC)
La rabbia di prima, quella che non se n'è mai andata, si è trasformata in un nodo di preoccupazione brulicante come un groviglio di serpenti.
Potrebbe essere qualsiasi cosa. Infinite e infinite centinaia di possibilità, una più spaventosa dell'altra, e in mezzo minuto la mia mente le ha vagliate tutte.
E non so cosa sia più atroce in tutta questa storia. il fatto che tra tutte le infinite possibilità ce ne sia solo una che potrei - no, non accettare, ma - controllare. Se fosse quella, io - è assurdo, perché la stessa possibilità è assurda, ma io ricomincerei a respirare.
O il fatto che quell'unica possibilità che mi sento in grado di affrontare è talmente ripugnante, talmente inaccettabile, che perfino tutto questo ragionamento non sta veramente avvenendo a un livello conscio. Lo ricostruirò più avanti, col tempo, quando accettabile e inaccettabile avranno assunto facce diverse. Adesso non so neppure cosa sto pensando.

Mi fa male la mano sinistra, e quando abbasso gli occhi per cercarne la ragione mi rendo conto di aver tenuto stretto il volante fino a quel momento. Ho le nocche bianche e le irregolarità del cuoio disegnate nella pelle.

Ma dovrà finire, prima o poi, questa nottata.

"Questo lascialo decidere a me. Peter, Dio santo, mi sto immaginando di tutto. Dimmi che cos'è. Avanti."
pete_petrelli: peter.young[info]pete_petrelli on October 15th, 2007 08:48 pm (UTC)
Per un secondo sto per dire la verità.

Cristo, Nathan, ma l'hai guardato in faccia, prima di spaccargliela?

Ma non lo faccio, perchè se ho veramente paura di qualcosa in questa vita è di perdere davvero Nathan, e questo non lo devo nascondere o ammettere perchè è qualcosa che alla fine sappiamo entrambi. E anche con quelli che sembrano litri di birra in corpo, so che matrimonio e insulti e pompini sono stronzate in confronto alla verità, che sono cose con cui si può convivere, che si possono adattare o evitare.
Non posso evitare questo. E se Nathan sapesse non ci potrebbe convivere. Non è me.

Ma sono anche stanco di dire bugie, perchè Nathan mi sta quasi pregando e qualcosa devo dirgli.

"Ti sei sposato. Mi sentivo solo. Avevo - avevo bisogno di te, Nathan."

E quello che gli dico è la verità ma non lo è, e quindi va bene. Riesco anche a guardarlo negli occhi mentre sussurro mi dispiace, così piano che non sono certo che l'abbia sentito.

Mi dispiace davvero. Mi dispiace che lui si sia sposato e che non si sia accorto prima che qualcosa non andava perchè sono sei mesi che non lo guardo negli occhi senza odiarlo, e mi dispiace di tante altre cose che ha fatto e che ho fatto e che non so o non ricordo, perchè la sbronza comincia a farmi venire sonno.
Nathan Petrelli: Nathan/Peter 1[info]nate_petrelli on October 15th, 2007 09:33 pm (UTC)
Così è questo. Solo questo? Il sollievo arriva come una boccata d'ossigeno dopo cinque minuti di apnea.
Lo so che la preoccupazione è ancora lì. Lo so che Peter non mi ha detto tutta la verità. Lo so che dovrei sentirmi un bastardo, perché la colpa è stata davvero mia. Ma non è successo niente di irreversibile. Non ha tentato il suicidio e non ha cominciato a sniffare coca. È stato solo un piccolo, stupido errore.
Tra un mese nessuno lo saprà. Tra un anno non ce ne ricorderemo più neanche noi.

Mi dispiace.

Gli appoggio una mano sulla nuca. Quando si sente in colpa, Peter ha gli occhi sgranati e feriti e ti guarda dal basso in alto come un cagnolino.
Lo so che gli dispiace, ma dispiace più a me di essere stato così idiota, perché era tutto lì sotto i miei occhi e io non so, a cosa pensavo? Mi dispiace.

"Va bene. Scusami. Non l'avevo capito."

Un bacio in fronte, come se fosse ancora lo stesso bambino che si è rotto un braccio lanciandosi dall'altalena. Lo sento tremare sotto di me e spero che non pianga. Per oggi basta umiliazioni.

"Però," riprendo stringendogli il viso tra le mani, "non sto scherzando, Peter. Se si ripete una cosa del genere... Lo sai. Non ti andrà così bene. Puoi fare quello che vuoi, ma non ti fare rimorchiare alle feste come una puttanella da quattro soldi. Per favore. Tu non vali così poco. Io so quanto vali. E mi fido di te. Lo sai che mi fido di te, vero?"
pete_petrelli: peter.young[info]pete_petrelli on October 16th, 2007 05:54 am (UTC)
E va bene. Va bene. Sembra sempre che vada bene finchè non si scopre che va male (e se non l'ho detto anche riguardo al matrimonio, l'ho pensato), ma per un po' voglio crederci.
Possiamo far andare le cose bene, forse. Non bene quanto spererei, ma dico, magari possiamo ricominciare a parlare e questo è tanto, dopo sei mesi.

Poi Nathan può dirmi che si fida di me, come sta facendo e allora anche se non fossi sicuro che è sincero, ci crederei perchè è Nathan e sa come dirti le cose. Sa come dirmi le cose.
Mi tiene il viso così stretto che è difficile annuire, ma non voglio che smetta e allora glielo dico a voce.

"Lo so, Nathan. Non lo rifarò." Mi aggrappo alla sua spalla e gli ripeto scusa, scusa, scusa vicino al collo, sottovoce.
Non vorrei abbandonarmi così ma è difficile non farlo, perchè Nathan ha chiesto scusa e ne avevo bisogno. E' difficile non avere bisogno di Nathan, una volta che l'hai conosciuto sei fregato. Nel mio caso, per la vita.
Ma va bene, no?


Nathan Petrelli: Nathan serious[info]nate_petrelli on October 16th, 2007 10:05 am (UTC)
A volte Peter mi sembra così fragile che ho paura di lasciarlo andare da solo - di lasciarlo andare dove non posso vederlo. Mi sembra che se si allontana troppo gli succederà qualcosa di terribile e lui non saprà difendersi. Ci sono giorni in cui lo accompagno a scuola e mi chiedo se lo ritroverò ancora la sera. Se lo ritroverò uguale a come l'ho lasciato.
So che Peter è più forte di così. Se non ci fossi io a sistemare le cose, so che tirerebbe fuori i denti e smetterebbe di piangersi addosso. Se non avesse me a nascondere sempre i cocci sotto il tappeto, smetterebbe di rompere vasi antichi giocando a pallone in salotto.
È solo che in momenti come questo mi riesce difficile ricordarlo, e ultimamente la mia vita è piena di momenti come questo. E allora preferisco che Peter dipenda da me, e continui a fare piccole stronzate che posso risolvere con un bacio in fronte e uno schiaffetto sulla mano, piuttosto che lasciarlo da solo a tentare di risolvere le piccole stronzate con altre piccole stronzate.

Ho paura del giorno in cui Peter farà una piccola stronzata troppo grossa anche per me.

"Shh. Lo so. Lo so. La prossima volta che non mi accorgerò che stai male verrai a dirmi in faccia che sono un coglione, va bene? E ti autorizzo a darmi un pugno. Senza aspettare altri sei mesi."

Ha i capelli sudati e la guancia in fiamme contro la mia. E non sono sicuro che non lo rifarà, ma so che la prossima volta, se ce ne sarà una, perlomeno starà attento.

Non ti lascerò andare dove non posso guardarti le spalle.

"Ti voglio bene."
pete_petrelli: peter.young[info]pete_petrelli on October 16th, 2007 01:53 pm (UTC)
Non me lo diceva da troppo tempo, e ora mi rendo esattamente conto quanto. E' un po' come quando trattieni il fiato finchè cominci a non sentirti più il cervello, e poi ti accorgi che puoi riprendere fiato.

Forse non dovrebbe essere così. Dev'essere la mancanza di distanze che ha creato questo casino. Che poi per me è abbastanza chiaro, alla fine. Ma per Nathan sarebbe molto più che un problema, quindi è un problema anche per me. E perciò è un casino.
E non è solo perchè mi sento come se negli ultimi sei mesi avessi passato più ore a bere che a dormire, è un casino in generale.

Però va tutto troppo bene per pensarci, ora, perchè anche se casco dal sonno Nathan è qui, e anche se lui è sempre il problema, è anche sempre la soluzione.

"Anch'io."
Nathan Petrelli: Nathan/Peter 1[info]nate_petrelli on October 16th, 2007 02:39 pm (UTC)
Ora che tutto è a posto e niente è risolto, guido verso casa e non sono tranquillo. Con Peter non mi sono mai arreso alla prima risposta, perché in lui ogni verità ne sottintende un'altra e un'altra e un'altra ancora, e trovare la verità vera è come scavare fino al centro della Terra con un cucchiaino. È un ragazzo complicato. Ma questa volta l'ho fatto - so che avrei dovuto scavare di più, ma non me la sono sentita.
È la prima volta che credo di non voler sapere.

Peter si è addormentato scivolando con la guancia sulla mia spalla, e quando cambio le marce cerco di non muovermi troppo per non svegliarlo. Lo preferisco quando dorme - no, non è vero; ma quando dorme sembra non avere un problema al mondo, e mi rilassa guardarlo e pensare che tra tutti esista qualcuno così.
Gli appoggio una mano sulla testa e gli do un ultimo bacio in fronte, e siccome non può accorgersene, non è per consolarlo o farlo sentire amato o perdonato. Non è per lui. È una cosa che saprò solo io, da mettere insieme alle altre.

Guido verso casa e penso che prima o poi questa cosa ci esploderà in mano come una bomba con la spoletta tirata. Conteremo fino a dieci, come insegnano nell'esercito, e all'inizio sembrerà un conteggio lento, e che niente stia cambiando. Mentre camminiamo con la bomba in tasca, forse penseremo perfino che qualcosa stia migliorando. Dieci, nove, otto, guarderemo il meccanismo attivarsi e rideremo come se fosse la coda di un fuoco d'artificio.
E poi, prima di accorgercene, saranno rimasti solo i pezzi.

Boom.
pete_petrelli: peter.young3[info]pete_petrelli on December 14th, 2007 04:34 pm (UTC)
AU
Non sapere cosa rispondere è frustrante - e quando hai bevuto troppa birra, peggio, è faticoso. Cercare di far funzionare neuroni che non funzionano più, intorpiditi dall'alcool, per riuscire a trovare una cazzo di risposta giusta o sensata, ti fa venire voglia di prenderti la testa tra le mani fino a spaccartela da solo.
Che mi frega, comunque? Non c'è stato niente di giusto o sensato questa notte. Negli ultimi sei mesi.

È frustrante il fatto stesso che Nathan abbia bisogno della fottuta risposta e non sappia capire le cose da solo. Non so chi cazzo è l'adolescente confuso tra noi, a volte. No, non è vero, lo so. O forse no. Oh, fanculo.

Se mi spremo il cervello ancorà un po' finirà per esplodermi, quindi decido di fregarmene davvero, per una volta. Se ci pensassi davvero un attimo, forse non lo farei. Se non fossi ubriaco. Se Nathan non fosse così fottutamente stupendo, e Nathan, e se non lo amassi così tanto.

"Sei tu, Nathan, okay?"

E forse non ha senso, ma se lo ripeto magari il senso arriva, cazzo, e allora un altro sei tu mi sfugge via, stavolta senza che io agiti le braccia e strizzi gli occhi. Lo guardo in faccia mentre lo dico, e mi sento la voce tremare - ma non voglio abbassare lo sguardo, perchè se non capisce quello che dico deve capire lo stesso, in qualche modo.

Se per farglielo capire devo inginocchiarmi e sbottonargli i pantaloni sono disposto a fare anche quello (cazzo se sono disposto), anche ora, anche sapendo che mi spingerà via.

Perchè puoi sopravvivere solo fino a un certo punto quando vivi come faccio io, quando vuoi farti sbattere da tuo fratello e hai pure imparato a conviverci dopo più di un anno e mezzo: perchè quando hai passato la fase del sono disgustoso Dio ho bisogno di una cosa del genere com'è possibile, dopo aver cercato di scappare e di cambiarti il cervello e rimetterti a posto, è rimasto solo ho bisogno.
Quando non puoi avere mai, mai quello di cui hai bisogno.

Nessuno può sopravvivere così. Io non posso. Fino a questo punto non so come cazzo ci sono arrivato, ma ci sono arrivato.
La colpa non è di nessuno dei due ma qualcuno deve fare qualcosa, e anche se qualcosa vuol dire forse disgustare mio fratello o forse farmelo, quel qualcuno posso anche essere io.